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Archeologia

Il territorio ha un’estesa dotazione di complessi archeologici, la cui caratterizzazione è data proprio dall’eruzione del Vesuvio del 79 d.C., che ha determinato una sorta di fermo immagine sulla vita reale delle cittadine romane, che non ha eguali nel mondo. I complessi più rilevanti cui si fa riferimento sono presenti nei comuni di Pompei, Ercolano, Torre Annunziata, Boscoreale, Castellammare di Stabia, Sant’Antonio Abate. A riprova della loro eccezionalità, gli scavi di Pompei, Ercolano e Oplontis, che attraggono milioni di visitatori ogni anno, sono considerati patrimonio dell’Umanità e fanno parte dei Siti UNESCO.

Gli scavi di Ercolano in una parziale vista panoramica

Gli scavi di Ercolano in una parziale vista panoramica

Gli Scavi Archeologici di Ercolano rappresentano un piccolo gioiello per storici, appassionati di archeologia e visitatori, che ripercorrendo i Cardi e i Decumani dell’antico centro cittadino romano, possono rivivere quell’epoca lontana, grazie soprattutto all’integrità strutturale di gran parte delle domus e dei centri di aggregazione cittadina. La colata piroclastica, che distrusse la città di Herculaneum nel 79 d.C. in seguito all’eruzione del Vesuvio, aveva una composizione particolare, che invece di ardere le costruzioni, le sommerse e le conservò nel tempo.
Tra Ville, botteghe, terme, templi ed emozionanti affreschi e mosaici pressoché intatti, il visitatore viene incuriosito da un particolare, rilevabile unicamente in questo sito archeologico: la colata che accompagnò l’eruzione ha reso infatti possibile la conservazione delle abitazioni plebee, solitamente poste al secondo piano delle botteghe del mercato, e ancora tutt’oggi visibili nella loro integrità, con scale, solai, e resti di mobili. Tra le incantevoli scoperte antiche vi è la Villa dei Papiri, residenza attribuita al nobile Lucio Calpurnio Pisone, dalla quale sono stati recuperati inestimabili reperti archeologici. Molti reperti ritrovati duranti gli scavi, sono esposti in una speciale sezione all’interno del museo archeologico di Napoli.

La Villa di Poppea nel sito archeologico di Oplontis

La Villa di Poppea nel sito archeologico di Oplontis

A Torre Annunziata – indicato con il sito di Oplontis – è stata portata alla luce una delle più ricche e sfarzose ville di epoca romana (I secolo a.C.) presumibilmente appartenuta alla Gens Poppea e dimora estiva di ricchi pompeiani. In anni più recenti è stata scavata e riportata alla luce un’altra imponente costruzione rustica d’epoca romana tra le cui mura sono stati rinvenuti gioielli e monili forgiati con ammirevole tecnica orafa. L’UNESCO ha designato il sito archeologico di Oplontis, situato nel comune di Torre Annunziata, come Patrimonio dell’Umanità. La Villa si trovava in un sito privilegiato, sia per la vicinanza al mare, sia per la prossimità a Pompei.
Torre Annunziata conserva altre testimonianze della preferenza che gli antichi Romani accordavano al territorio vesuviano: imponente la Villa di Caio Siculi e le antiche terme di Marco Crasso Frugi. Purtroppo però, attualmente questi siti archeologici non sono aperti al pubblico.

Gli scavi archeologici di Pompeii

Gli scavi archeologici di Pompeii

Per la vasta estensione dell’area archeologica e le caratteristiche straordinarie legate alla tragedia che la distrusse, Pompei rappresenta uno tra i principali siti archeologici del mondo, dove la vita quotidiana della civiltà romana appare per intero, cristallizzata all’anno 79 d.C. L’antica Pompei copre un’area di 44 ettari, divisa in nove regioni a loro volta divise in insulae. Tra le costruzioni rinvenute la più nota è sicuramente Villa dei Misteri, abitazione signorile strutturata con diversi spazi e saloni; ciò che dona alla villa un fascino ineguagliabile è la decorazione del lussuoso salone, la raffigurazione dei Misteri dionisiaci, completa e discussa pittura che si dispiega in scene di gran livello artistico e di profondo significato tra liturgico e mistico.
Un importante affresco, rinvenuto a Pompei nel 1879 nella Casa del Centenario, e conservato al Museo archeologico di Napoli, ritraeva Bacco e il Vesuvio, segno di un connubio armonico tra il vulcano, la natura e la popolazione prima della terrificante eruzione del 79 d.C.

Scavi archeologici di Stabiae, la Villa Arianna

Scavi archeologici di Stabiae, la Villa Arianna

Stabiae, l’odierna Castellammare di Stabia, fu una delle mete preferite dai patrizi romani, tanto che il suo territorio fu costellato di numerose ville residenziali. Scoperta nel 1749 dagli scavatori borbonici, Stabiae, sin dall’inizio, si contraddistinse come luogo di eccellenza: l’esplorazione della città però durò solamente pochi anni, tanto che già nel 1782 tutte le attività di scavo vennero spostate a Pompei, cosi che ville, case e strade ritornarono sotto terra mentre affreschi, statue e suppellettili preziose vennero raccolti nel museo cittadino. Dopo l’abbandono, nel 1800, vi furono vari rinvenimenti che mantennero acceso il ricordo di Stabiae: però fu soltanto nel 1950 che due ville, villa San Marco e villa Arianna, furono riportate parzialmente alla luce.
Oggi il sito di Stabiae è al centro di un grande progetto internazionale che prevede la creazione di un parco archeologico.

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