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La ricetta di Angelo Pica: Mettiamo in rete i nostri “turismi”

La ricetta di Angelo Pica: Mettiamo in rete i nostri “turismi”

Avere in un lembo di terra gli Scavi di Pompei, quelli di Ercolano, il Vesuvio e il santuario della Madonna di Pompei. E provare a far diventare sistema tutto questo ben di Dio.
E’ questo l’obiettivo principale che Angelo Pica, presidente del Consorzio Costa del Vesuvio, si è posto dal primo giorno del suo incarico.



Presidente Pica, come si muove il consorzio?
“I soci del consorzio sono 30 e sono aumentati nell’ultimo anno”.

Vesuvio, scavi, turismo religioso: un lavoro in discesa si potrebbe pensare?
“Ecco si potrebbe pensare: scavi, vulcano, santuario, reggia di Portici. Eppure da un punto di vista turistico scontiamo una situazione di contesto ambientale non adeguato con una fortissima concorrenza di Napoli e della penisola sorrentina. Noi vogliamo valorizzare il distretto e renderlo competitivo rispetto a questa realtà”.

E come si fa? Serve la bacchetta magica
“No. Basta lavorare sugli attrattori per sviluppare i “turismi” che questo territorio possiede”.

Turismi? Si è sbagliato, voleva dire turismo
“No, volevo dire turismi. In modo particolare quei turismi mordi e fuggi, le due-tre ore delle navi da crociera che, per me, vomitano stranieri che di corsa fanno un giro volante solo di Napoli. Noi non puntiamo a milioni di escursionisti, ma milioni di turisti che dormono e restano sul territorio”.

Le premesse ci sarebbero: però…
“Però dobbiamo inventare il turismo ambientale, dal momento che, ad esempio, il Parco del Vesuvio non ha sviluppato il suo vero potenziale turistico. Vogliamo sviluppare il turismo enogastronomico, grazie ad una ricchezza di prodotti e varietà che non riusciamo a vendere all’estero. Dobbiamo lavorare perché il turismo religioso abbia dignità di qualità turistica che non riusciamo ad esprimere”.

 Sì, ma ci sarebbe Pompei.
“Ecco Pompei. Lei lo sai che è la seconda meta religiosa più importante d’Europa?”

Si, lo so: ma qui i turisti non restano.
“Appunto. Mentre a Lourdes e Santiago di Compostela c’è una suggestione legata a questi luoghi che produce permanenza lunga, qui pur avendo un territorio vicino al santuario non abbiamo altro che pellegrinaggi in velocità”.

E quindi che facciamo? Andiamo a Lourdes?
“No, dobbiamo costruire una rete che metta insieme turismo religioso, enogastronomico e culturale. Abbiamo troppi turismi ma separati dalla fruizione complessiva”.

Però da qualche mese finalmente sul turismo c’è anche una legge regionale.  
“Infatti noi valutiamo positivamente l’impianto della legge che cancella 20/30 anni di immobilismo e scelte sbagliate, puntando alla valorizzazione dei territori”.

Qual è la nota positiva?
“Che questa legge immagina ambiti territoriali a misura dei quali impostare attività di promozione. Scelta importante perché una realtà così specifica e così speciale come la costa vesuviana, con dentro Pompei ed Ercolano, ha bisogno di attività di promozione e valorizzazione molto speciale”

Forse puntando a esportare brand nuovi?
“Il brand Pompei e il brand Vesuvio sono di valore inestimabile. Mai valorizzato. Abbiamo visto valorizzare territori inconsistenti rispetto a noi”.

Tipo?
“Penso a Dubai che rispetto a noi ha molto meno ma col brand creato è stata venduta in modo industriale. Ecco noi dobbiamo fare operazione dello stesso tipo dando il senso di ricchezza e bellezza fino ad ora rimasta poco conosciuta. Noi quelle ricchezze le abbiamo. Non sono artificiali”.

Intervista di Vincenzo Lamberti per www.ecampania.it

 

 

 

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